Data di pubblicazione 24/05/2026
Ringrazio anzitutto il Santo Padre per avere accettato la mia rinuncia al governo pastorale della nostra amata diocesi per raggiunti limiti di età.
A lui va il mio ringraziamento soprattutto per avere provveduto alla nomina di un nuovo pastore.
A mons. Cesare di Pietro chiamato a guidare questa Chiesa dopo di me, va fin d’ora la mia preghiera e la mia piena fiducia. A tutti chiedo di accoglierlo come padre, pastore e fratello, e di continuare a camminare insieme, senza stancarvi di cercare il volto di Cristo nella storia concreta della Locride. In particolare chiedo ai sacerdoti di stringersi attorno al nuovo vescovo ed a lavorare con lui con lealtà, amore e passione per questa chiesa, che ne ha tanto bisogno.
Vivo con serenità questo momento, sapendo che la nostra Chiesa è anzitutto guidata dallo Spirito Santo che ne è il vero Pastore e guida. Lo Spirito provvede sempre a donare alla chiesa una guida pastorale capace di servirla con dedizione e fede.
Per me questi 12 anni sono stati intensi, a tratti difficili, ma sempre ricchi di grazia e di umanità. Non ero preparato a fare il vescovo, ho cercato di vivere questo tempo mettendo al primo posto l’interesse della chiesa anche quando questo ha comportato incomprensioni.
Ho compreso che questa terra ha bisogno di essere amata. Spesso soffre per la mancanza di coesione, sia tra i fedeli che tra le comunità. Come anche tra le istituzioni. La nostra comunità, di cui continuo a far parte, ha bisogno di riconciliarsi con la storia. Avverto quanto le istituzioni in questa terra devono manifestare il volto positivo di una politica che non deve mai tradire le attese e le speranze della gente. Solo così i cittadini sapranno recuperare la fiducia in esse.
Senza coesione, senza collaborazione nell’unico interesse del bene comune, senza sinergia istituzionale, senza dialogo continueremo a piangere quelle ferite che hanno umiliato le nostre comunità. Ho sempre cercato di ricordare alle istituzioni civili e politiche che di fronte ai problemi non ci si può e non ci si deve dividere. Che occorre lottare insieme sui problemi comuni.
So di consegnare al neo eletto vescovo Cesare una Chiesa non perfetta, ma viva, desiderosa di ascoltare, servire, annunciare. Una chiesa distribuita in un territorio costiero e collinare raggiungibile in tempi ragionevoli, nonostante le difficoltà infrastrutturali. Non una comunità di grandissime dimensioni, ma una chiesa a dimensioni umane, dove è possibile e facile conoscersi e incontrare il vescovo.
All’eletto vescovo, alla sua umanità e preparazione consegno una comunità che ancora vede il vescovo come il proprio pastore vicino e amabile, cui fare riferimento. Lo sarà anche mons. Cesare, che conosco e che ho incontrato ogni volta che è venuto nella Locride, lui devoto della Madonna dello Scoglio. A lui offro il mio affetto e la mia vicinanza ed amicizia. Per lui dobbiamo pregare incessantemente il Signore.
A voi, fratelli e sorelle, chiedo di accoglierlo con lo stesso cuore con cui avete accolto me. Una cosa in questo tempo mi è parsa certa: questa terra ama il suo vescovo, ne sente il bisogno, prova a seguirlo anche quando i percorsi indicati appaiono difficili e non comodamente percorribili.
Sento nel cuore il desiderio di rivolgervi un pensiero di gratitudine a tutti indistintamente.
Ai sacerdoti, che ho avuto come fedeli collaboratori nel ministero. A loro dico grazie, nonostante talune incomprensioni e difficoltà relazionali. A tutti va la mia gratitudine e nel caso delle incomprensioni rivolgo la richiesta di perdono e di reciproca amicizia.
Sono passati 12 anni dal giorno in cui ho ricevuto da Papa Francesco la missione di servire questa Chiesa particolare. Quel giorno mi presentai a voi con timore e trepidazione, affidandomi alla grazia del Signore e alla vostra accoglienza. Lo feci ritenendo importante e significativa che la mia ordinazione episcopale avvenisse qui in diocesi nella chiesa concattedrale di Gerace e che lo stesso giorno dell’ordinazione iniziasse il mio ministero. Un richiamo all’immagine della chiesa sposa da amare da subito e senza interruzione.
Da papa Francesco, venuto in visita nella mia diocesi di origine, ho ricevuto delle consegne pastorali esposte nella sua nota omelia durante la messa nella Piana di Sibari il 21 giugno 2024, che ho fatto mie, che ho cercato di vivere e portare avanti. Per il bene di questa terra. C’è ancora tanto bisogno di riconciliazione. Questa terra ha bisogno di riconciliarsi col suo passato, riconoscerne errori e ferite e guardare avanti senza complessi e timori. Riconciliarsi con il passato non è negarne gli errori e ferite, ma avere uno sguardo nuovo, rinnovato, intriso di perdono e di riconciliazione, sapendo che è possibile seguire vie nuove e recuperare la fiducia nelle tante possibilità di cui questa terra è ricca. Penso alle tante sofferenze ed al sangue versato in tanti anni bui. Oggi mi sembra che il Signore ci stia concedendo una tregua, da accogliere come tempo di ripresa e di rinnovamento sociale e civile.
Oggi, posso solo dire con il cuore colmo di gioia: “Grazie”. Grazie per quanto il Signore mi ha dato, per avermi inviato come pastore in questa chiesa ed accolto tra i suoi figli e le sue figlie.
Grazie al Signore, che ha guidato il nostro cammino e seminato con ricchezza il seme della sua Parola. Lui solo conosce il frutto nascosto di tanti incontri, fatiche, gioie e lacrime.
So che solo il Signore può conoscere il senso profondo delle nostre azioni, che solo Lui conosce le ragioni vere dei nostri errori e fallimenti. Ma so anche che da buon Padre il Signore non ci ha lasciati soli e non ci ha mai abbandonato.
Grazie a voi, sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose, laici e laiche: siete stati compagni di strada, artigiani di una fede che nel tempo non è venuta meno, anche se talvolta è risultata monotona e stanca, troppo irrigidita sui suoi passi. Ma anche se affaticati e in difficoltà, sempre pronti a ricominciare siamo andati avanti.
Abbiamo cercato di camminare insieme, di ascoltare il grido dei poveri, di custodire il senso vero della liturgia e dei suoi riti e tradizioni, di rinnovare lo stile del nostro essere Chiesa. Condividendo tante prove, affrontando difficoltà e situazioni delicate, sempre con la fede che lo Spirito Santo ci accompagnava e in tante cose era lì a sorprenderci.
Grazie al Signore per avermi concesso di camminare con voi e tra voi, di attraversare in lungo ed in largo questa meraviglioso territorio.
Conservo nel mio cuore l’esperienza della visita pastorale. È stato un tempo, provato dalla fatica in tempo di covid, ma anche ricco di grazia e di favori spirituali. Lo dico soprattutto per me: il contatto con le sofferenze umane, la malattia, le disabilità mi hanno messo a contatto con la carne viva del Cristo sofferente, l’abbraccio di tanti anziani e malati mi hanno aiuto a cogliere le realtà di una vita che si consegna a Dio e alla sua volontà. Mi sono sentito pastore vero, ne ho apprezzato la bellezza e profondità. Ho realmente colto le potenzialità di questa terra, le risorse umane in essa presente.
L’incontro nelle scuole e negli istituti scolastici con tanti ragazzi e giovani che del vescovo avevano una rappresentazione tutta particolare, le attese e le speranza di una gioventù che non si arrende ma guarda al futuro, pronta ad affrontarne senza paure le sfide. Una gioventù che vuole esprimere il volto più bello e positivo di questa terra. In difficoltà di fronte ad un mondo che non offre certezze, ma che alimenta il desiderio di percorsi nuovi che aiutino a recuperare quel senso di umanità che sembra essersi smarrito.
Ho attraversato in lungo ed il largo il territorio diocesano, ho colto le difficoltà del mondo operaio, la fatica quotidiana dei coltivatori e piccoli imprenditori lieti di dare il proprio apporto di crescita e di sviluppo. Ho colto anche le bellezze di questa terra, spesso nascoste o volutamente dimenticate. Tanta operosità e impegno per lo sviluppo e la crescita del territorio. Di fronte agli errori e alle ferite ho intravisto in desiderio di rialzarsi e riprendere il cammino.
Ho visto una Chiesa vicina, umile, capace di ascolto, di misericordia, di attenzione ai poveri, alle famiglie, e alle realtà ferite del territorio. È stato l’inizio di un cammino che siamo chiamati a continuare per non perdere il senso della missione che ci è stata affidata. Una missione che ora come Amministratore Apostolico intendo continuare e consegnare al nuovo vescovo, perché con il suo entusiasmo, la sua fervida fede, la giovinezza del suo spirito, la tradizione apostolica sia conservata e costantemente ravvivata.
Personalmente mi preparo a un tempo nuovo: non di inattività, ma di silenziosa presenza, di preghiera e di disponibilità, secondo quanto mi sarà richiesto. La nostra chiesa come del vescovo ha bisogno dell’opera preziosa e a tutto campo dei sacerdoti, dei diaconi, dei ministranti e di fedeli laici testimoni di speranza. Continuerò ad essere tra voi fratello e padre, nel nascondimento, senza mai smettere di portare ciascuno di voi nel cuore davanti a Dio.
Ma non dimenticate: anch’io avrò bisogno della vostra preghiera. E tutti insieme siamo in cammino verso la patria celeste. Non venga mai meno in noi questo desiderio. La felicità eterna è la nostra vera meta.
Non smetterò di ringraziare il Signore per avermi chiamato a servire questa terra, abitata da persone e comunità generose e vive. In questi anni ho incontrato volti, ascoltato storie, camminato accanto a voi nelle gioie e nelle fatiche. Ho toccato con mano la vostra affabilità e generosità, la dedizione di tanti sacerdoti, religiosi e religiose, e l’impegno dei laici che ogni giorno, nel silenzio, costruiscono la Chiesa nel servizio e nella fedeltà.
Vi affido tutti alla Vergine Madre, e vi benedico con l’affetto e la gratitudine del pastore che sa che avrebbe potuto di più e che conserva la consapevolezza di continuare a far parte del popolo che ha servito ed amato. Il Signore vi benedica tutti e vi dia pace e gioia vera. Amen!