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Mons. Cesare Di Pietro

Vescovo eletto di Locri-Gerace, guida pastorale della diocesi e punto di riferimento spirituale per la comunità. Il suo ministero trae origine da una solida formazione teologica, giuridica e storica, manifestati nell’ascolto, nella responsabilità e nella cura costante del popolo di Dio.


Foto del Mons. Cesare Di Pietro

S.E. Mons. Cesare Di Pietro è nato a Messina il 12 marzo 1964, primogenito di quattro figli, da Francesco, avvocato, e Anna Maria Ciraolo, casalinga.

Dopo aver conseguito la maturità classica nel 1982 presso il Liceo-Ginnasio “G. La Farina”, nel 1989 si è laureato in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Messina. Nel 1991 ha ottenuto l’abilitazione all’insegnamento delle materie giuridiche ed economiche nelle scuole pubbliche e, nello stesso anno, è entrato nel Seminario Arcivescovile “S. Pio X” di Messina, intraprendendo il cammino di formazione al sacerdozio. Ha compiuto gli studi filosofico-teologici presso l’Istituto Teologico “S. Tommaso” di Messina, aggregato all’Università Pontificia Salesiana, conseguendo il Baccalaureato in Teologia nel 1996.

Il 25 ottobre 1997 è stato ordinato presbitero per l’Arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela da S.E. Mons. Giovanni Marra. Successivamente ha proseguito la propria formazione accademica: nel 1998 ha conseguito la Licenza in Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma; nell’anno accademico 1998-1999 ha frequentato la Scuola Vaticana di Paleografia, Archivistica e Diplomatica; nel 1999 si è graduato a Maynooth, in Irlanda, nella conoscenza della lingua inglese. Nel 2008 ha conseguito il Dottorato in Storia della Chiesa alla Pontificia Università Gregoriana, pubblicando la tesi dal titolo Domenico de’ Domenichi (1416-1478) Vescovo riformatore. Nel 2017 ha ottenuto la Licenza in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Lateranense di Roma.

Prima dell’ordinazione sacerdotale, dal 1983 al 1989, è stato Vice Presidente diocesano dell’Azione Cattolica per il Settore Giovani. Dopo l’ordinazione, dal 1997 al 1999, ha prestato servizio come aiuto Cappellano presso il Carcere di Rebibbia a Roma. Dal 1999 al 2005 è stato Segretario particolare di S.E. Mons. Giovanni Marra, Arcivescovo di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, e negli stessi anni ha svolto servizio pastorale presso la scuola cattolica “Leone XIII” delle Suore Apostole della Sacra Famiglia.

Dal 1º ottobre 2005 al 30 giugno 2010 è stato al servizio della Santa Sede come Officiale della Congregazione per i Vescovi. In quel periodo, dal gennaio 2008 al giugno 2010, ha collaborato pastoralmente nella Parrocchia “S. Pio V” di Roma. L’11 dicembre 2009 è stato nominato Cappellano di Sua Santità.

Rientrato a Messina, dal 16 agosto 2010 al 2 febbraio 2018 è stato Rettore del Seminario Arcivescovile “S. Pio X”. Dal 16 aprile 2011 al 17 novembre 2013 ha svolto il ministero di Cappellano presso il Pensionato dell’ONPI “Casa Serena” di Messina. Dall’anno accademico 2011-2012 all’anno accademico 2016-2017 è stato Docente di Storia della Chiesa presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “S. Maria della Lettera” di Messina e, dallo stesso anno accademico 2011-2012, è Docente di Storia della Chiesa Moderna presso l’Istituto Teologico “San Tommaso” di Messina. Dal marzo 2014 al giugno 2017 ha ricoperto l’incarico di Direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “S. Maria della Lettera” di Messina.

Dal 1º settembre 2015 al 2 febbraio 2018 è stato Direttore della Biblioteca Painiana di Messina e, dal 23 settembre 2015 al 2 febbraio 2018, Rettore del Santuario “S. Maria della Neve” in Santa Lucia del Mela. Dal 15 agosto 2017 è Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela e, dall’11 ottobre dello stesso anno, Presidente della Commissione Diocesana per l’Arte Sacra e i Beni Culturali Ecclesiastici. Nel quinquennio 2013-2017 è stato inoltre membro della Commissione Presbiterale Regionale e del Direttivo del Consiglio Presbiterale Diocesano.

Il 28 maggio 2018 Papa Francesco lo ha nominato Vescovo titolare di Nicopoli all’Jantra e Ausiliare dell’Arcidiocesi Metropolitana di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela. Il 2 luglio 2018 ha ricevuto l’Ordinazione Episcopale nella Basilica Cattedrale di Messina da S.E. Mons. Giovanni Accolla.

Nell’ambito della Conferenza Episcopale Italiana è Segretario della Commissione Episcopale per la Liturgia. In seno alla Conferenza Episcopale Siciliana è stato Delegato per il Cammino Sinodale dal 2021 al 2025 ed è attualmente Delegato per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso. Dal 2022 è Consigliere Spirituale Nazionale del GRIS, Gruppo di Ricerca e d’Indagine Socio-Religiosa, e dal 2019 è Assistente Spirituale del Gruppo di Messina della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice.

Il 23 maggio 2026 è stato eletto dal Santo Padre Leone XIV Vescovo di Locri-Gerace.

Lo stemma del Vescovo

Blasone:

Partito: nel 1° di rosso, alla croce latina radiosa d’oro, sormontante due branche d’ulivo decussate in punta e inframmezzanti un rametto di nocciolo fogliato di 2 pezzi e fruttifero di 3, sormontante un bergamotto fogliato di 3 pezzi, il tutto al naturale; nel 2° d’azzurro, alla catena montuosa di tre cime di verde fondata sul mare fasciato ondato di 4 pezzi d’argento e del campo, e sormontata da un monogramma mariano sopra una pergamena srotolata, il tutto d’argento.

Spiegazione simbolico-teologica:

Nel 1° quarto, su campo rosso, colore che richiama l’amore di Dio manifestato nel sacrificio redentore del Cristo suo Figlio, troviamo la Croce1, simbolo per eccellenza della fede di cui il Vescovo è chiamato ad essere annunciatore e maestro. La Croce è rappresentata nella forma latina e radiosa tipica dell’emblema dell’Azione Cattolica alla quale Mons. Di Pietro ha legato gli anni della sua giovinezza, avendo anche ricoperto per sei anni l’incarico di Vice Presidente diocesano per il Settore Giovani.

La croce si trova al di sopra di due branche di ulivo, simbolo di quella pace che deriva dall’incontro vitale e vivificante col Cristo Risorto. Allo stesso tempo i due rami richiamano il motto scelto dal Vescovo, VIGILATE MECUM. Si tratta delle parole esprimenti l’invito rivolto da Gesù ai suoi discepoli nell’orto degli ulivi, il Getsemani, un invito alla preghiera per lottare e vincere contro la tentazione e per trovare la forza di compiere fino in fondo la volontà di Dio. Tra i due rami di ulivo un rametto di nocciolo2 che fa riferimento alle radici familiari del Vescovo a Fondachelli Fantina, nel cui territorio sono presenti noccioleti.

Insieme al rametto di nocciolo un bergamotto, frutto caratteristico del territorio della Locride, noto per le sue proprietà nutritive, purificanti e rigeneranti, la cui essenza è utilizzata per conferire particolare profumazione all’olio utilizzato per il Crisma, tanto da esser inviata dalla Diocesi calabrese agli altri vescovi per questo scopo. Questo insieme di figure vegetali, che richiamano le origini e la sede del ministero del Vescovo di Locri – Gerace, sta nel suo insieme a simboleggiare che il titolare desidera accogliere per primo l’invito del Signore a vigilare con Lui e ad esser portatore della sua pace tra gli uomini.

Nel 2° quarto, su campo d’azzurro, smalto tipicamente mariano, troviamo il richiamo alla città di Messina in cui Mons. Di Pietro è nato e ha esercitato il ministero sacerdotale e quindi il servizio episcopale come vescovo ausiliare. Il richiamo è dato dal mare che abbraccia la città. Viene richiamata allo stesso tempo la terra in cui il Vescovo è chiamato ad esercitare il suo ministero, pure circondata dal mare. Esso simboleggia anche il mondo, dalle acque spesso agitate, in cui la barca di Pietro, la Chiesa, deve navigare per raggiungere ogni uomo prigioniero del male e bisognoso della misericordia di Dio. Al di sopra del mare una composizione che richiama la Patrona di Messina, la Madonna della Lettera3, alla quale Mons. Cesare Di Pietro come ogni suo concittadino è fortemente devoto: un monogramma mariano al di sopra di una lettera nell’aspetto di una pergamena srotolata. Sulla lettera non compare nessuna iscrizione, ad indicare che Maria resta aperta al progetto di Dio in spirito di totale fiducia e obbedienza, dà a Dio carta bianca per scrivere sulla sua vita. Quel che, seguendo l’esempio della Vergine Madre e con la sua intercessione ogni credente in Cristo dovrebbe tender a fare con tutto sé stesso. L’argento, richiamando con il suo candido splendore il bianco, fa riferimento anche alla devozione verso l’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria che è Patrona della Diocesi di Locri-Gerace, ove viene festeggiata con particolare solennità.

Notiamo infine sul mare un altro elemento caratteristico che richiama il territorio della Locride: il profilo di una catena montuosa che rimanda chiaramente all’Aspromonte. Del resto la montagna è carica di simbolismi biblici. Per la sua altezza, la sua stabilità e il movimento della salita che essa comporta per l’uomo che vuole raggiungerne la vetta, il monte diventa simbolo di ricerca di Dio e di rivelazione, di conversione e di alleanza, di fede e di elevazione spirituale, di prova e di ascesi, di contemplazione di Dio e di compimento finale. Basti pensare al monte Moria, dove Abramo è pronto a offrire il proprio unigenito Isacco: «Prendi tuo figlio… e offrilo in olocausto sopra un monte» (Gen 22,2). Qui la montagna simboleggia la vetta della fede: il luogo in cui l’uomo è chiamato a fidarsi oltre ogni evidenza e oltre ogni umana sicurezza. Il monte è il luogo dove Dio si rivela a Mosè e gli affida la missione di guidare il suo popolo verso la libertà, offrendo l’alleanza per mezzo del dono della Legge (Es 3; 19-24). Lo stesso cammino del “salire sul monte” esprime il movimento interiore dell’uomo verso Dio. Proprio in questi termini si esprime il profeta Isaia quando rivolge il suo invito: «Venite, saliamo sul monte del Signore» (Is 2,3). Qui il monte non è più solo luogo di esperienza personale, ma diventa simbolo del compimento ultimo della storia, della pace messianica e dell’unità dei popoli.

In ultima analisi simbolo di quei valori che risplendono pienamente nel messaggio delle Beatitudini proclamate da Gesù proprio sul monte: il simbolo del monte raggiunge nel lungo discorso di Gesù riportato in Mt 5-7 uno dei suoi vertici teologici. Qui non è solo scenario, ma chiave interpretativa del messaggio di Gesù, soprattutto delle Beatitudini, strada maestra per arrivare alla pienezza della vita nuova in Cristo. Nel nostro stemma la catena montuosa è composta di tre cime, a richiamare la Trinità, sorgente della vita donata ai credenti a partire dal Battesimo. Lo stesso colore verde, oltre a richiamare l’aspetto naturalistico dell’Aspromonte, simboleggia la vita nuova che in Cristo germoglia e cresce, e di cui il Vescovo è chiamato a essere custode e sostegno per i suoi fedeli.


1 Per uno studio approfondito sulla Croce nell’uso araldico ecclesiastico dei nostri giorni nei ci permettiamo di rinviare ad un nostro articolo: A. POMPILI, “La croce come pezza e come figura nei contemporanei stemmi ecclesiastici italiani”, in Nobiltà, Rivista di Araldica, Genealogia, Ordini Cavallereschi, n. 87 (2008), pp. 565-584.

2 Non molto frequente in araldica, il nocciolo è pressoché non riscontrabile tra gli stemmi ecclesiastici di nuova realizzazione, non avendo le valenze simboliche di altri vegetali come ad esempio il più fortunato ulivo. Ne deriva una grande originalità nello stemma di Mons. Di Pietro.

3 La tradizione racconta che intorno al 42 d.C. l’Apostolo San Paolo, durante il viaggio che lo condusse in catene a Roma, dopo il famoso naufragio a largo di Malta e prima del suo approdo a Reggio come raccontano gli Atti degli Apostoli, fece una sosta a Messina. In questi luoghi egli poté parlare ad un certo numero di abitanti dell’antica Zancle, grazie probabilmente ad un nucleo cristiano già presente. Egli raccontò la vita, le opere e la buona novella di Gesù di Nazaret, senza dimenticarsi di sua Madre la Vergine Maria, ancora vivente in Terra Santa. Lasciata Messina, Paolo diede l’avvio sicuramente ad una forte comunità cristiana, che già prima del suo fugace passaggio aveva già mosso i primi passi. Nei cristiani messinesi, dopo l’incontro con Paolo, maturò il desiderio di inviare dei rappresentanti della città convertita a visitare i luoghi santi e a rendere omaggio alla Vergine Maria. Così quattro messinesi della comunità cristiana, Girolamo Origgiano, Marcello Bonifacite, Brizio Ottavio ed il Centurione Mulè, partirono a nome della città alla volta della Giudea. Dopo aver visitato i luoghi che videro i momenti più importanti della vita di Gesù, si diressero presso la casa di Giovanni, ove si incontrarono con Maria. La Madre di Cristo, secondo la pia tradizione, accolse gli ambasciatori messinesi molto benevolmente e si rallegrò per la loro conversione. Al termine del lungo colloquio Maria fece scrivere una lettera diretta all’intera città in cui esprimeva la sua felicità per la Fede abbracciata e assicurava la sua materna e perpetua protezione. Questo il testo della lettera: Maria Vergine, figlia di Gioacchino, umilissima serva di Dio, Madre di Gesù Crocefisso, della tribù di Giuda, della stirpe di Davide, salute a tutti i Messinesi e benedizione di Dio Padre Onnipotente. Ci consta, per pubblico strumento, che voi tutti con fede grande avete a noi spedito Legati e Ambasciatori e confessate che il nostro Figlio, generato da Dio, sia Dio e uomo, e che dopo la sua risurrezione salì al cielo, conoscendo voi la via della verità per mezzo della predicazione di Paolo Apostolo eletto. Per la qual cosa, benediciamo voi e la stessa città, della quale Noi vogliamo essere perpetua protettrice. Da Gerusalemme, 3 giugno anno 42 di Nostro Figlio. Indizione 1 luna XXVII
La frase Vos et ipsam Civitatem benedicimus ("Benediciamo voi e la vostra Città") è oggi scritta a caratteri cubitali alla base della stele della Madonnina sul braccio estremo del porto di Messina.

don Antonio Pompili

Vicepresidente dell’Istituto Araldico Genealogico Italiano

Membro dell’Accademia Internazionale di Genealogia

Membro associato dell’Accademia Internazionale di Araldica

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