Data di pubblicazione 19/05/2026
(Ferruzzano 18 maggio 2026)
Carissimi fratelli e sorelle,
oggi non solo la famiglia di Bruno ma tutta questa comunità ed aggiungo tutta la nostra chiesa diocesana si ritrova in questa chiesa per condividere gli stessi sentimenti. C’è tanta tristezza e dolore per quanto accaduto. Bruno il più piccolo dei due ha perso tragicamente quello che appena cominciava a provare: la gioia del vivere, per Lui preghiamo il Signore perché l’abbia nella schiera degli angeli. Pregiamo anche il Signore per l’altro giovane rimasto gravemente ferito e ricoverato in ospedale. Per entrambi diciamo al Signore: mostraci la tua misericordia alla loro famiglia, dona all’uno la pace eterna e all’altro risparmia le sofferenze e conservalo in vita.
Due giovanissimi – e purtroppo non sono gli unici – vittime lungo le nostre strade sulla trafficatissima statale 106, che attraversa tantissimi centri della Locride e continua a rappresentare un pericolo, ancora più grave, quando non vengono osservati i limiti di velocità e la segnaletica stradale. Purtroppo sono tanti i giovani rimangono vittime di incidenti stradali. Questa strada sta divenendo un cimitero per tanti. Ne sono vittime soprattutto i più giovani, che per inesperienza affrontano il cammino senza considerarne i pericoli, quanti pendolari vanno al lavoro.
Di fronte alla tragica fine di un ragazzo di appena 17 anni, non ci sono parole, c’è solo bisogno di silenzio, di chiederci: “Perché?”. Perché una vita così giovane? Perché una morte così improvvisa? Perché tanto dolore per i genitori, per i familiari, per gli amici, per tutta la comunità? Domande che non hanno risposte. Ad esse Dio non risponde con spiegazioni. Nel Vangelo Gesù non ci offre una spiegazione. Ma mostra vicinanza. Di fronte al dolore e alla morte reagisce con le lacrime. Piange quando lungo la strada incrocia un corteo funebre che accompagna alla sepoltura il figlio della vedova di Naim. Si commuove, non passa oltre; le lacrime della donna lo colpiscono e se ne prende cura. Gesù piange davanti alla morte dell’amico Lazzaro. Egli poteva, sì, allontanare il dolore, non l’ha fatto, l’ha preso su di sé e ci ha mostrato che la vicinanza nel dolore vale ancor più dello stesso dolore, la solidarietà nella disgrazia ha più valore della stessa disgrazia. La sua stessa sofferenza sulla croce non vale per se stessa, ma per la redenzione di molti, vale il perdono, la misericordia, la salvezza.
Gesù non toglie la sofferenza, l’assume, la porta sulle sue spalle, la sua croce assomma in sé ogni umana sofferenza. Per questo oggi possiamo dire sostenuti dalla nostra fede: Gesù è qui. È accanto alla mamma Carmela, al papà Giuseppe, al fratello Leo e a tutti gli amici ed a quanti gli hanno voluto bene.
È qui accanto ai compagni di scuola di Bruno, piange con loro, è vicino a ogni loro lacrima. Gesù non toglie il dolore, aiuta a vincerlo, accoglie il nostro dolore e lo porta nel suo cuore, non toglie la morte aiuta a superarla, non toglie le tribolazioni dona la forza per sostenerle.
Gesù ci viene incontro con la sua presenza, ricordando: “Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!»” (Gv 16,29-33). Queste parole che il vangelo di oggi ci ha consegnato non annunciano una vita facile, parlano di tribolazione. Anche Lui è passato attraverso la sofferenza, la persecuzione, la passione, il dolore. Eppure afferma con coraggio: “Io ho vinto il mondo!”. Sì, Gesù ha vinto il mondo, la morte non è stata l’ultima parola su di Lui. Nel dolore ci ha insegnato l’amore. Il suo amore è stato più forte della morte, non gli ha risparmiato la passione, gli ha dato ancora più forza nel portare la croce. Gesù non ci toglie le tribolazioni, nel mondo le avremo sempre, però esse non potranno avere la forza di schiacciarci, di avere il sopravvento, di travolgere la nostra esistenza. Il Signore è con noi tutti i giorni per aiutarci nella nostra fatica quotidiana. Gesù non ci illude, ma vuole portarci a comprendere che alla Croce, alle tribolazioni sofferte, segue la pace e la gioia nel Risorto. Il male non vincerà!
Gesù è con voi, cari genitori, è dentro la vostra sofferenza, soffre con voi. Ci assicura che con il Suo Amore ha già vinto: «io ho vinto il mondo!». Eppure negli inevitabili momenti di difficoltà che la vita ci riserva, spesso ci troviamo a dire: ma dove sei Signore? Una cosa è certa: in ogni difficoltà non ci lascia soli, rimane accanto a noi, ci sostiene nelle “battaglie” della vita e ci invita ad avere fiducia, ad affrontare con coraggio ogni difficoltà. Sopportare è più di avere pazienza, è portare il peso delle tribolazioni. In momenti come questi Gesù ci dice: ‘Abbiate coraggio. Io ho vinto, anche voi sarete vincitori’.
Affidiamo al Signore questo momento difficile, affidiamo a Lui i genitori di Bruno, mettiamo nelle sue mani il compagno di viaggio che è nella sofferenza sul letto dell’ospedale, affidiamo al Signore le loro famiglie, i loro amici e quanti gli vogliono bene. A tutti i giovani qui presenti ricordo la preghiera di Santa Madre Teresa di Calcutta:
“Vivi la vita! La vita è bellezza, ammirala! La vita è un ́opportunità, coglila. La vita è beatitudine, assaporala. La vita è un sogno, fanne una realtà. La vita è una sfida, affrontala. La vita è un dovere, compilo. La vita è un gioco, giocalo. La vita è preziosa, abbine cura. La vita è una ricchezza, conservala. La vita è amore, godine. La vita è un mistero, scoprilo. La vita è promessa, adempila. La vita è tristezza, superala. La vita è un inno, cantalo. La vita è una lotta, accettala. La vita è un ́avventura, rischiala. La vita è felicità, meritala. La vita è la vita, difendila!”.
Ecco cosa oso chiedere al Signore per questi giovani in questa ora: ‘Prenditi cura di loro, sono tuoi’. Signore, te li affido, accompagnali e poni su di loro la tua mano. oggi e sempre. Proteggili nei pericoli!
Vieni Santo Spirito, metti al sicuro i nostri passi sulle strade, che ogni giorno siano chiamati a percorrere. Per motivi di lavoro, di svago, nell’andare incontro a mille impegni. Dona loro prudenza, serenità, intelligenza nel rispetto delle regole stradali e della vita degli altri.
È vero: le nostre strade non sono sempre molto sicure. Ma non bastano più le manifestazioni e le proteste. La velocità che ci affascina spesso ottenebra il nostro cuore, soprattutto quello dei giovani. Correre correre nella vita, oltre ogni limite, a che serve? Senza di Te non andremo da nessuna parte. Rendici la gioia e la bellezza della vita, che non deve essere messa in pericolo per nessuna ragione. Non serve correre, se non per andare incontro a chi ha bisogno di noi, per soccorrere chi è in necessità. Corrono a sirene spiegate quanti sono addetti al soccorso stradale. Ringrazio quanti sono accorsi in aiuto in questa sciagura. Anche loro rischiano la vita. Ma la rischiano per soccorrere il povero malcapitato. A questi samaritani della strada dico grazie a nome della Chiesa. grazie per ogni gesto di soccorso.
Tu Signore donaci di camminare con attenzione e prudenza. Lungo le strade si può perdere la vita e possono venire meno sogni e speranze. Donaci, Spirito Santo, di fare l’esperienza che solo insieme si può fare strada, che lungo la strada c’è sempre qualcuno a cui prestare soccorso e attenzione, c’è sempre qualcuno che può essere vittima delle tue distrazioni, dell’uso improvvido del cellulare, delle tue distrazioni, della voglia di trasgressione. Quando vogliamo ‘bruciare le tappe’ e arrivare subito al traguardo, facci scoprire che è solo la fatica del cammino che ci fa guadagnare l’arrivo. Spirito Santo, guida i nostri passi per seguire il Signore Gesù e orienta il nostro cammino.
Oggi affidiamo a Te, Signore, questo giovane. La sua vita, anche se breve, è stata un dono. Diciassette anni possono sembrare pochi, ma davanti a Dio nessuna vita è incompleta, quando è stata espressione di amore e custodita dall’amore. Dio conosce il nome di questo ragazzo. Conosce il suo sorriso, i suoi sogni, i suoi affetti. E non dimentica nulla di ciò che ha amato.
Per i genitori, è un dolore immenso. Nessuna parola umana può colmare un vuoto così grande. Ma la fede fa dire a voi genitori: vostro figlio non è scomparso nel nulla. È nelle mani di Dio. E le mani di Dio sono mani di Padre.
Agli amici, ai compagni di scuola, ai coetanei vorrei dire: custodite il ricordo del vostro amico. Lasciate che questa esperienza vi insegni quanto è preziosa la vita. Non sprecatela. Amate di più. Perdonate di più. Dite bene a chi vi sta accanto. La vita è fragile e breve, ma proprio per questo è immensamente preziosa.
“Signore, accogli questo tuo figlio. Dona a lui la pace eterna. Dona a questi genitori e anche a noi di vivere e andare aventi, sapendo che la vita presenta tanti ostacoli e ad ogni curva si può nascondere una sorpresa. Ma Tu, Signore, donaci sempre avere uno sguardo attento di fronte ai pericoli e dona a tutti i giovani la forza e l’intelligenza di una guida saggia e prudente. Tu solo per noi sei la via la verità e la vita. In te crediamo e sulla tua Parola crediamo nella vita eterna. Amen”.