Data di pubblicazione 25/07/2026
(Gerace, Basilica Concattedrale Santa Maria Assunta, sabato 25 Luglio 2026)
Eccellentissimo Nunzio Apostolico in Italia,
Eccellentissimo Metropolita di Reggio Calabria-Bova,
Venerati Confratelli nell’episcopato,
Carissimi Presbiteri, Diaconi, Seminaristi, Consacrati e Consacrate,
Carissimi Fratelli Cristiani delle Confessioni sorelle,
Distinte Autorità civili e militari,
Fratelli e Sorelle amati nel Signore!
Con la gioia stupefatta del contadino della parabola evangelica che s’imbatte sorprendentemente in un tesoro d’inestimabile valore, accolgo Te, Santa Chiesa di Dio che è in Locri-Gerace, quale mia Sposa, a nome e nella Persona di Cristo, unico Sposo della Sua Chiesa, Pastore e Vescovo delle nostre anime.
Esprimo profonda gratitudine al Signore per questo dono immenso e, per il fraterno tramite del Rappresentante Pontificio che stasera ci onora della sua presenza, al Santo Padre Leone XIV per la fiducia accordatami con la Bolla di Nomina letta poco fa. Assicuriamo a Sua Santità la nostra fervida preghiera per il Suo universale ministero petrino e la nostra comunione filiale con il Suo alto e illuminante Magistero.
Ringrazio, dal profondo del cuore, tutti voi, figli e figlie amatissimi della Locride, per la vostra calorosa accoglienza, e vi saluto con affetto di Padre, di Pastore e di condiscepolo di Gesù, Signore e Maestro della nostra vita.
Entro in punta di piedi, ma con passo fermo e deciso, in questa che adesso posso dire “nostra” meravigliosa Comunità diocesana, per proseguire con entusiasmo insieme a voi il cammino di fede che ho condotto fin qui nell’amata Chiesa Madre di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, il cui sostegno affettuoso mi conforta, a partire da quello del venerato Arcivescovo Mons. Giovanni Accolla, con il quale ho avuto la gioia di collaborare negli ultimi nove anni. Grazie a Lei, Eccellentissimo Padre, e a voi tutti, miei carissimi condiocesani messinesi che in gran numero avete avuto la bontà di accompagnarmi qui stasera, compresi gli amici di Fondachelli Fantina, paese di origine della mia famiglia.
Mi stupisce la bellezza incomparabile di questa splendida Basilica Concattedrale di Gerace, eloquente testimonianza della gloriosa storia ultramillenaria del nostro popolo e della ricchissima tradizione di fede e di devozione mariana della Comunità cristiana della nostra Diocesi. Secondo la felice espressione di Bernardo di Chartres, mi sento come “un nano sulle spalle dei giganti”, consapevole che se un punto di avanzamento ci sarà, per Grazia di Dio, nel percorso ecclesiale che siamo chiamati a vivere insieme, esso ci porterà più in alto perché fondato su Cristo, “primogenito tra molti fratelli” (Rm 8,29), e su quanto costruito nei secoli da coloro che ci hanno preceduto. Ecco perché avverto vivo il bisogno di dire grazie a tutti i miei Predecessori su questa Cattedra vescovile. In modo speciale, all’Eccellentissimo Mons. Francesco Oliva, che ha servito con zelo e generosità la Chiesa particolare di Locri-Gerace negli ultimi dodici anni e mi ha accolto con fraterno affetto, dopo aver preparato questo giorno con assidua cura, insieme a tanti validi collaboratori, che ugualmente ringrazio.
Grazie, di cuore, anche ai Vescovi di Locri-Gerace più prossimi a noi, la cui missione pastorale ha impresso un’impronta preziosa nella vita della nostra Chiesa locale: S.E. Mons. Giuseppe Fiorini Morosini e S.E. Mons. Giancarlo Maria Bregantini.
Ora che, per un progetto imperscrutabile della Divina Provvidenza e per l’intercessione della Beata Vergine Maria, il baculo della guida di questa Comunità ecclesiale è passato nelle mie mani, faccio mia la preghiera fiduciosa e accorata di Salomone che abbiamo ascoltato nella prima lettura: «Signore, [… il tuo servo è in mezzo al tuo popolo […]. Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male». Come Salomone, chiedo anch’io al Signore il dono di un cuore docile, in ebraico “un cuore che ascolta”: per ascoltare attentamente – sull’esempio di Maria, che noi messinesi veneriamo con il titolo di “Veloce Ascoltatrice” – le Parole e le ispirazioni di Dio e il grido che sale dal Suo popolo, il gemito dei poveri, dei piccoli, degli ammalati, dei diversamente abili, degli immigrati, dei detenuti, degli emarginati. Per ascoltare, con paterno affetto, voi, miei amati Presbiteri, Diaconi, Seminaristi, Consacrati e Consacrate, Fedeli laici, sposi e famiglie, ragazzi e giovani, anziani, uomini e donne di ogni categoria sociale, ambito culturale e appartenenza religiosa. Per intercettare in ciascuno di voi il tesoro nascosto nel cuore e aiutarvi a portarlo alla luce perché diventi ricchezza condivisa. Non sarebbe autentico un cristianesimo che non facesse fiorire tutto il meglio che c’è in noi e che non fosse lievito nella società del nostro tempo, così confusa e disorientata, di un umanesimo plenario e integrale.
Mettendomi stasera in ascolto con voi della Parola che Dio ci dona, desidero raccomandavi, facendo mio l’invito del Venerabile Cardinale Elia Dalla Costa, di “non appiattire sulle opere di Dio il Dio delle opere, minimizzando come superflua l’azione della Grazia e facendo consistere la missione nelle strategie umane”, poiché – come ci ha ricordato San Paolo – «noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno» (Rm 8,28). Dio ha bisogno della nostra libertà dalle cose e da noi stessi per potersi muovere con libertà dentro di noi. Il Suo Regno è un tesoro così grande che per chi lo trova niente è più come prima e tutto il resto passa in secondo piano e diventa funzionale al suo godimento e al suo incremento. Sì, miei amati fratelli e sorelle, camminiamo insieme come inesausti cercatori del Regno di Dio e della sua giustizia e tutte le altre cose ci saranno date in aggiunta (cfr. Mt 6,33). Soprattutto scopriremo che siamo, in primo luogo, eternamente cercati da Lui. Siamo noi la perla preziosa agli occhi del Signore, tanto che Egli viene a cercarci in tutti gli angoli possibili, anzi nell’angolo più oscuro in cui il peccato ci costringe e vende tutto, dona la Sua vita per noi – sull’altare della Croce e di questa Divina Eucaristia – si spoglia perfino della Sua divinità nascondendosi in una piccola ostia di pane e in un sorso di vino, per riscattarci con il Suo corpo immolato e il Suo sangue preziosissimo: “O magnum mysterium! (O grande mistero!)”, “O sacro convito, in cui Cristo è nostro cibo, si perpetua il memoriale della sua Pasqua, l’anima nostra è colmata di grazia e ci è dato il pegno della gloria futura” (dalla Liturgia). È qui, sorelle e fratelli carissimi, il fulcro della comunione ecclesiale, è qui il motore dello slancio missionario! È da qui che troviamo la forza di vendere tutto pur di acquistare l’unica “perla di grande valore”, di trasformarci da scribi in discepoli del Regno dei cieli, di vivere nella Chiesa come in una rete con la capacità incontenibile di accogliere sempre nuovi pesci, senza escluderne nessuno.
Lo Spirito Santo ce lo ispiri e mi conceda, per intercessione della nostra Madre celeste, che veneriamo teneramente come Immacolata a Locri, Assunta a Gerace, Santa Maria della Montagna a Polsi e con tanti altri bei titoli mariani, di donare a voi tutta la mia vita e di farmi con voi strumento del Suo amore inesauribile verso tutti.