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Ai piedi della Croce con Maria, Madre di Speranza

Data di pubblicazione 05/09/2026


Omelia di S.E. Mons. Cesare Di Pietro, Vescovo di Locri-Gerace e Abate Commendatario di Polsi in occasione della Celebrazione Eucaristica nella Solennità della Madonna della Montagna di Polsi Chiesa di Santa Maria della Pietà.
San Luca, 2 settembre 2026

Venerati confratelli presbiteri, eccellentissimo signor Commissario Prefettizio, distinte autorità civili e militari, che ci onorate stamattina della vostra presenza, fratelli e sorelle tutti, amati nel Signore, buona festa della nostra Mamma Celeste!
Qui, a San Luca, con il cuore e la mente rivolti a Polsi, dove confidiamo presto di poterci recare, una volta aperta la strada nuova.
Nella storia della salvezza personale e universale, così come nella storia della nostra amatissima Madonna della Montagna e Madre del Divin Pastore, tutto parte dalla Croce, fulcro e sorgente di ogni benedizione divina.
La Croce rinvenuta prodigiosamente a Polsi tanti secoli fa, nel lontano 1144 nel cuore dell’Aspromonte, ci ripete un messaggio talmente alto e sorprendente da non essere stato, finora, a mio avviso, né pienamente compreso né totalmente accolto.
E il messaggio è questo: Dio ama ciascuno di noi più di se stesso. Dio non è il vecchio con la barba che ci vuole dominare e colpevolizzare, ma è il giovane Figlio di Maria, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo, che paga un prezzo altissimo: il suo preziosissimo sangue versato per noi, per farci uscire finalmente, una volta per tutte, da tutti i luoghi dove siamo dispersi, nei giorni nuvolosi e di caligine, cioè di foschia, di buio, di nebbia, secondo l’oracolo profetico di Ezechiele che abbiamo ascoltato oggi nella prima lettura. Cioè, ci vuole fare uscire, il Cristo crocifisso, da tutte le situazioni di buio e di male, di dolore e di morte, di violenza e di oppressione. Perché paga questo prezzo, Dio non schiaccia nessuno, ma si lascia schiacciare, perché è l’amore con la A maiuscola, il Crocifisso-Amore ma per questo vince, nonostante le apparenze contrarie, vince l’amore.
E Maria, nostra Madre, è lì, in piedi, impietrita dal dolore, ma vertebrata dall’amore e dalla certezza della Risurrezione. È lì ed è anche qui, oggi, in mezzo a noi: non come muta spettatrice di una tragedia irreversibile, ma da compartecipe di una passione d’amore che cambia per sempre il corso della storia.
Presente ai piedi della Croce del suo Figlio e presente ai piedi della croce di tutti i crocifissi della storia. Presente nella famiglia di Matteo, il giovane di Bovalino che, purtroppo, a 21 anni si è tolto la vita due giorni fa. Presente nella famiglia di Franco, il giovane marito e padre di due figlie, morto in circostanze ancora da chiarire, di cui stasera celebrerò il funerale a Stignano e presente nella vita di tutti coloro che soffrono sotto ogni forma.
Gesù vede accanto a sé la Madre. E impressiona sentire ripetere per ben cinque volte, in appena tre versetti di cui si compone il brano evangelico di oggi, l’appellativo “Madre”, che ridonda a voler sottolineare che nessuna è madre come lei, nessuna è madre più di lei. Gesù vede, dall’alto della Croce, anche quel discepolo che, mediante la sua presenza, gli dice la sua fedeltà. Tutti sono scappati nell’ora suprema della Passione. Solo Giovanni è rimasto lì e Gesù lo vede.
E altrettanto, stamattina, anche noi siamo qui, ai piedi della Croce, e vogliamo rinnovare a Gesù la nostra fedeltà e a Maria il nostro affetto filiale. Perciò il Signore moribondo sulla Croce, non pensando fino all’ultimo a sé, alle sue atroci sofferenze di quell’ora suprema, ma pensando a noi fino all’ultimo, dà compimento a una sua parola. Aveva detto nel suo Vangelo: “Non vi lascerò orfani” (Gv 14,18) e lo stesso San Paolo, come abbiamo sentito nella Lettera ai Galati, dice: c’è uno Spirito Santo dentro di noi che parla al nostro cuore e ci fa gridare, rivolgendoci a Dio: “Abbà, Padre!” (Cfr. Gal. 4,6) Tu non sei un Dio padrone. Sei un Dio Papà, che ci ama infinitamente. “Non vi lascerò orfani”, dice Gesù, ben sapendo che siamo orfani non soltanto se Egli ci manca, ma anche se siamo privi della sua e nostra Santissima Madre. Per questo si rivolge a lei e le dice: “Donna, ecco tuo figlio” (Gv 19,26). Lo dice di Giovanni, lo dice di ognuno di noi, di tutti gli uomini e le donne di ogni luogo e di ogni tempo. Ma non come di una massa indifferenziata di pecoroni, ma quali pecorelle amate infinitamente e singolarmente, proprio nella condizione in cui ognuno di noi si trova. Sei una pecora perduta? Ecco che Gesù, per mezzo di Maria e della Chiesa, di cui ella, la Madre, è figura, viene a cercarti con fiduciosa premura e bussa alle porte del tuo cuore indurito con la fiaccola, con la luce dell’amore di Dio. Sei una pecora smarrita? Cioè, ti sei perso non per deliberato consenso, ma perché ti è capitato di non ritrovare la via giusta. Il Signore ti prende sulle spalle e ti riporta all’ovile. Sei ferito nell’anima o nel corpo? E Maria viene a fasciarti con lo stesso amore materno con cui fasciò il suo Bimbo divino nella culla di Betlemme, con cui bendò il corpo esanime del Figlio Gesù deposto dalla Croce. Pensate quanta sollecitudine materna usa Maria nel fasciare le nostre ferite!
La stessa cura, con le sue mani delicate e solerti, con cui fasciava il suo Figlio piccolo nella culla di Betlemme, morto per noi e deposto dalla Croce, nella scena della Pietà che Michelangelo e altri grandi artisti hanno raffigurato e rappresentato in maniera encomiabile. Sei malato, sei in-fermo, cioè non sei fermo nella tua volontà, nella tua salute fisica o morale? Sarai curato da lei. Non per questo Maria ti abbandonerà a te stesso. Sei grasso e forte? Ma non per questo la Madonna ti trascurerà, e neanche la Madre Chiesa, e neanche il Vescovo, che vuole prendere almeno qualche piccolo elemento dalla sollecitudine del Buon Pastore e cercare di imitarlo, e di imitare lei, la Madre del Divin Pastore. Non ti chiuderà la porta se sei grasso e forte. Il Signore ugualmente avrà sollecitudine di te, cioè se sei dotato di beni di fortuna, materiali.
La Chiesa fa l’opzione preferenziale per i poveri, ma non per questo esclude la sollecitudine verso i ricchi. Però ti chiederà di ricambiare le sue attenzioni con la carità verso il prossimo, verso chi ha più bisogno.
Allora possiamo dire insieme, stamattina: “Grazie, Signore, per il dono di questa Mamma meravigliosa, perché in lei ci hai donato la pienezza dei tempi, la pienezza della nostra vita, la pienezza della nostra gioia”.
È lei che vogliamo seguire. E sulle sue orme vogliamo seguire Te, unico Maestro della nostra vita, unico Maestro di verità, di bontà e di amore.
Amen.


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