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Ai Venerdì culturali in seminario un confronto sul ruolo dei laici nella Chiesa

Data di pubblicazione 04/03/2026


Un incontro di grande interesse culturale, quello che si è svolto nella Sala del Crocefisso del Seminario “San Luigi” di Locri, tenuto dal Rettore don Antonio Peduto, Vicario Giudiziale del Tribunale Ecclesiastico della Diocesi di Locri – Gerace, a cui hanno partecipato anche i Docenti di Religione, sulla tematica “Il ruolo dei laici nella Chiesa: profilo ecclesiale – giuridico”.
L’appuntamento si inserisce nell’iniziativa diocesana dei “Venerdì Culturali del Seminario”, aperti a tutti e iniziati a novembre, che hanno toccato tematiche come: “Psicologia e spiritualità”, con la dott.ssa Sarina Monteleone, psicologa presso la Comunità Propedeutica Diocesana; “Il Giubileo nella Storia della Chiesa” con la prof.ssa Mariolina Spadaro, docente di Storia del Diritto all’Università Federico II di Napoli; “La Creazione. Approccio Filosofico e Teologico, con don Fabrizio Cotardo, docente di Filosofia presso l’Istituto Teologico Calabro di Catanzaro e Direttore dell’Ufficio Scuola.
Don Antonio Peduto ha suddiviso la sua relazione in quattro tappe: 1) il ruolo dei laici nel periodo tardo antico, ai tempi della prima comunità come descritta nel Libro degli Atti degli Apostoli, fino a Clemente Alessandrino; 2)il ruolo dei laici dal medioevo all’Età moderna, dove è avvenuto un grande passaggio della Storia della Chiesa, dalla “comunitas” alla “societas”, e questo passaggio è importante per capire perché la Chiesa è strutturata gerarchicamente; 3) il ruolo dei laici dal Concilio Vaticano II alla promulgazione del Codice di Diritto Canonico nel 1983; 4) il ruolo dei laici nella vita della Chiesa ai giorni nostri, partendo da canoni del Diritto Canonico, che sottolineano come il laico partecipi ai tre uffici o “Munus triplex” di Cristo: il Munus Docendi, cioè la funzione di insegnare, il Munus Santificandi, cioè la funzione di santificare e il Munus Regendi, cioè la funzione di governare.
Per quanto riguarda il ruolo dei laici nel periodo tardo antico, il loro ruolo è stato sempre attivo nelle prime comunità, certamente in un carisma e un ministero differenti rispetto agli Apostoli. Bisogna, però, comprendere, dapprima, lo stato comune di tutti i fedeli. Il Canone 204 del Codice di Diritto Canonico dice che i fedeli sono “Tutti battezzati, che mediante questo sacramento vengono incorporati a Cristo e alla Chiesa, e partecipano all’ufficio sacerdotale, regale e profetico di Cristo”. Detto così tutti i battezzati sono fedeli, anche i chierici, anche il papa. Nel canone 207 del Codice di Diritto Canonico viene riportato che nella Chiesa vi sono due stati di vita: i ministri sacri che nel Codice vengono chiamati “chierici”, egli altri, che vengono chiamati “laici”. Una prima distinzione di ministero si ha negli Atti degli Apostoli, quando questi ultimi si rendono conto che non possono fare tutto e decidono di dedicarsi solo alla parola, designando altri uomini alla carità. In qualche modo c’è una prima immagine di distinzione tra chierici e laici, ma ancoro non ben definita. Dal 200 d.C. si stabilisce che i laici sono una categoria distinta dai chierici, e ciò viene fuori dai discorsi e dalle omelie dei Padri della Chiesa, che sono considerati, da sempre, una voce autorevole. I Padri nel definire le due categorie, del chierico e del laico, non hanno mai banalizzato la figura del laico, cosa che fa il laico stesso. Nei loro scritti hanno elogiato la presenza dei laici nelle comunità. Ma cosa significa laico? Il termine deriva dal greco “laikòs”, che a sua volta deriva da “laòs”, che significa “popolo”. Pertanto quando si parla di laici, ci si riferisce a quella parte di popolo composta da persone accomunate da un sacerdozio comune, che non è quello ministeriale, e che ha una propria specificità, che troviamo nel n°31 della Costituzione Dogmatica Lumen Gentium”, a cui il Diritto Canonico fa riferimento, ed è “l’indole secolare”. A volte quest’indole viene banalizzata, perché si tende ad abbattere le differenze che ci sono all’interno della comunità, senza considerare che esse sono una risorsa per la stessa comunità. Così, spesso, vediamo chierici che si laicizzano, e laici che si chiericizzano. Sono i laici stessi a banalizzare il proprio ruolo, reclamando l’uguaglianza, che non è omologazione. Omologazione è essere tutti uguali, mentre l’uguaglianza è nei diritti, è nell’appartenenza, ma non nel servizio che si svolge. Nei primi due secoli i due termini, chierico e laico, formavano un unicum, perché indicavano l’appartenenza di ciascuno al popolo di Dio. Nel 313 d.C. viene emanato l’Editto di Licinio o di Costantino che dava libertà di culto ai cristiani ma anche a coloro che appartenevano ad altre confessioni religiose. Per tutta l’epoca costantiniana c’è difficoltà a distinguere il cristiano dal cittadino, perché la maggior parte della popolazione era cristiana. Nel 380 d.C. un grande imperatore, Teodosio I, con l’Editto di Tessalonica farà sì che la Religione Cristiana diventasse religione dell’Impero. Mentre dal 313 al 380 la religione cristiana era tollerata, dal 380 si è potuta organizzare in modo organico, senza nascondersi, rendendo palese la sua struttura gerarchica. Dietro la consapevolezza che l’uomo è, come disse Aristotele, è un animale sociale, o come disse Boezio, quando afferma che “l’uomo è relazione”, alcuni fedeli laici, iniziarono ad occupare posizioni di prestigio nelle varie comunità.
A partire dal VII secolo d.C., i laici fanno parte dei Sinodi e dei Concili, dove i loro interventi sono stati sempre tenuti in considerazione. Con il medioevo si passerà dalla concezione di “comunità” a quella di “società”. Diversi i fattori che hanno permesso ciò: 1) la diffusione del Cristianesimo nelle zone rurali; 2) le invasioni barbariche, perché i barbari quando conquistavano portavano le loro leggi e usanze. Con questi fattori la Chiesa non si poteva più intendere come comunità, ma doveva divenire una vera e propria società strutturata, in tutto e per tutto simile alla società civile. In questo periodo non possiamo non far riferimento a quei laici che ruotavano intorno ai Monasteri, i cosiddetti “oblati”, che si dedicavano alla carità, acquisivano il diritto di essere sepolti all’interno del Monastero, addirittura era stipendiati dal Monastero e ricevevano qualsiasi altro aiuto materiale. In epoca medioevale gli alti dignitari laici, oltre a partecipare a Sinodi e Concili, potevano deliberare, in modo legislativo, alcune decisioni dei Vescovi. Inoltre, l’epoca medioevale è importante, soprattutto, per l’Occidente, perché nel 476 d. C. cade l’Impero d’Occidente, mentre l’Impero d’Oriente durò fino al 1453. In questi mille anni il Papa divenne il vero governatore dell’Impero e non si occuperà solo di questioni spirituali, ma anche temporali.  I laici si occupano di opere di carità e saranno coloro che formeranno le “Confraternite”, che nasceranno ufficialmente nel XV secolo, ma di fatto iniziano nel Medioevo, e avevano la loro importanza, perché erano la “longa manus” dei sacerdoti e del Vescovo.
Nell’epoca moderna iniziano a diffondersi le cosiddette “Associazioni laicali”, che non prendono il via dal Concilio Vaticano II, il quale riconoscerà solo la loro utilità nella diffusione del Vangelo, ma iniziano ad esistere già alla fine del Medioevo e all’inizio dell’Era moderna. Tra le associazioni laicali si deve menzionare, nel XIX secolo, all’inizio dell’epoca contemporanea, l’Azione Cattolica, che ha un rapporto particolare con la gerarchia. Ha una personalità giuridica, ma viene eletta dall’autorità ecclesiastica. In epoca contemporanea, con gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, non vi è più la distinzione fondata sulla formulazione “possesso” e “non possesso”, come nel medioevo, cioè il laico può possedere, mentre il chierico no, ma piuttosto in termini di campo privilegiato di azione, di missione e di apostolato, che può essere diverso, a seconda se riferito ad uno dei due stati di vita: laicale o chiericale. Si entra, quindi, nell’era contemporanea, che va dal Concilio Vaticano II alla promulgazione del secondo Canone di Diritto Canonico, nel 1983, tutt’ora vigente. Alcuni canoni, come quelli sulla divisione tra chierici e laici non potranno mai essere modificati da nessun papa, perché la loro separazione è di istituzione divina. Per parlare della specificità dei laici bisogna riferirsi alla costituzione dogmatica “Lumen Gentium”, dove al n° 31 si parla dell’ “indole secolare” dei laici, che bisogna sempre tutelare, conservare e promuovere. In alcune parti del n°31, a differenza del canone 207, viene riportato che per “stato laicale” si intende l’insieme dei cristiani, ad esclusione dei membri dell’ordine sacro e dello stato religioso. Prima ancora, però, di presentare l’indole secolare dei laici, la Lumen Gentium, al n°31, definisce la loro missione, come una partecipazione specifica alle tre funzioni della Chiesa: insegnare, santificare e governare.
In continuità con il Concilio Vaticano II, il Codice di Diritto Canonico attuale enuncia non solo dei diritti, ma anche dei doveri generali, per tutti i fedeli, e anche quelli specifici per i laici. Il secondo libro del Diritto Canonico si intitola “Il popolo di Dio”. I primi canoni di questo libro parlano dei diritti e dei doveri di tutti i fedeli, mentre nella seconda parte del libro vengono menzionati i diritti e i doveri dei laici, e solo nella terza parte i diritti e i doveri dei chierici. Il Codice enuncia questi diritti e doveri per far comprendere che il messaggio di salvezza non solo deve essere conosciuto in tutto il mondo, ma deve essere diffuso mediante l’operato dei Vescovi, dei sacerdoti, dei religiosi e dei laici, che in virtù del battesimo lavorano insieme. Il canone 208 afferma che ognuno lo fa secondo la propria peculiarità e la propria condizione: laicale o clericale. Il canone 225 del Diritto Canonico recepisce il n°31 della Lumen Gentium, nel quale viene messo in evidenza un obbligo generale, che appartiene a tutti, in virtù del Battesimo, che è quello dell’annuncio divino della salvezza, e poi, c’è un obbligo specifico che mette in evidenza come ognuno dovrà attuare l’obbligo generale precedente secondo la propria modalità, camminando nella carità, secondo lo spirito evangelico, nella realtà in cui uno vive. Bisogna quindi sottolineare la grandissima importanza che viene data dalla Chiesa alla collaborazione dei laici, affinché la trasmissione del Vangelo avvenga in tutto il mondo.
Nell’ultima parte, don Peduto, ha approfondito alcuni canoni del Diritto Canonico sulla partecipazione dei laici ai triumvera di Cristo. In particolare il canone n° 228 sul “munus regendi”, il canone n° 229 sul “munus docendi” e il canone n°230 sul “munus santificandi”. Il canone 228, stabilisce che i fedeli laici, idonei, possono essere assunti dai sacri pastori per uffici ed incarichi ecclesiastici. Essi possono anche prestare aiuto come esperti o consiglieri in consigli pastorali e diocesani, aiutando nella missione della Chiesa. Questo canone è fondamentale per la partecipazione attiva dei laici nella vita e nella missione della Chiesa, permettendo loro di assumere responsabilità pastorali e amministrative. Il canone 229 sancisce il diritto e il dovere dei fedeli laici di acquisire la conoscenza della dottrina cristiana, proporzionata al loro stato, per viverla, annunciarla e difenderla. Riconosce inoltre il diritto ad approfondire tale formazione negli istituti di scienze sacre. In sintesi promuove la formazione laicale non solo per la vita personale, ma anche per la partecipazione attiva alla missione educativa e dottrinale della Chiesa. Il canone 230 regola l'accesso dei laici ai ministeri liturgici. Modificato da Papa Francesco nel 2021 (Motu Proprio Spiritus Domini), stabilisce che i battezzati (inclusi i laici, uomini e donne) possono essere assunti stabilmente come lettori e accoliti, previa idoneità e rito liturgico, senza diritto a remunerazione. Dove la necessità lo richiede, in assenza di ministri, anche i laici (non istituiti) possono supplire per il ministero della Parola, la celebrazione liturgica, la distribuzione della S. Comunione e le preghiere di esequie, secondo le disposizioni. In conclusione i laici sono la Chiesa, la cui missione, affidata da Cristo, è amare e diffondere il Vangelo. Lavorando la terra attraverso la preghiera e l'azione, i laici contribuiscono a preparare il mondo a ricevere meglio il messaggio di pace, amore e giustizia di Gesù. La Chiesa cattolica esige dai laici un ministero importante: fondere la loro fede e il loro amore per Cristo con tutto ciò che intraprendono nel mondo secolare e all'interno della Chiesa. Donne e uomini di ogni genere assistevano gli Apostoli nella loro laboriosa opera missionaria, e oggi i documenti della Chiesa chiamano i laici a continuare quest'opera. Ogni laico cristiano dovrebbe chiedersi cosa può fare di più per partecipare alla missione di Cristo dentro e fuori le sue parrocchie.  Dio dà ai laici un potere grande e santo, chiamandoli ad essere sacerdoti, profeti e re. Con la loro diversità di doni e talenti, i laici rendono bella la Chiesa e hanno l'opportunità di diventare strumenti della presenza e dell'influsso di Cristo in ogni angolo del mondo, con ogni tipo di persona e in ogni tipo di contesto.
“I laici devono assumere come loro compito proprio il rinnovamento dell’ordine temporale. Tocca a loro compenetrare di spirito cristiano la mentalità, i costumi, le leggi e le strutture della loro comunità di vita” (Populorum progressio n°81).


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