Data di pubblicazione 09/09/2026
Santuario di San Francesco di Paola, 8 Settembre 2026
Fratelli e sorelle carissimi,
La Città di Paola rinnova solennemente stasera il suo atto di ringraziamento a San Francesco per lo scampato pericolo, dovuto alla Sua potente protezione, durante il terribile terremoto che colpì la Calabria 121 anni orsono, l’8 settembre 1905, e ne invoca – insieme ai devoti qui convenuti – la paterna intercessione per tutti i pericoli che, anche oggi, sovrastano la storia personale e collettiva, minacciando l’incolumità della nostra vita e, soprattutto, la salvezza delle nostre anime. In effetti, tutte le vicende umane del Santo paolano furono costellate di prodigi, che compì soprattutto a favore dei poveri e degli oppressi, diventando loro difensore. Un ruolo che egli ha incessantemente mantenuto e perfino rafforzato dopo il suo transito in Cielo a Plessis-les-Tours, in Francia, il 2 aprile 1507. Quel tremendo sisma precedette di pochi anni il disastro del 28 dicembre 1908, nel quale furono distrutte le due Città dello Stretto, Reggio Calabria e Messina, mia città d’origine. Anche quell’8 settembre 1905 avrebbe avuto conseguenze ancora più nefaste se S. Francesco di Paola non fosse provvidenzialmente intervenuto, all’unisono con la Beata Vergine Maria, della quale si celebra oggi la festa della Natività. Sant’Andrea di Creta, Vescovo e innografo bizantino dell’VIII secolo, così commentava questa lieta ricorrenza mariana: “L’ombra della notte si ritira all’apparire della luce del giorno e la Grazia ci reca la libertà in luogo della schiavitù […]. Tutta la Creazione, dunque, canti di gioia, salti e partecipi alla letizia di questo giorno. È il giorno in cui il Creatore dell’universo ha costruito il suo tempio; il giorno in cui, per un progetto stupendo, la creatura diventa la dimora prescelta del Creatore”.
È quanto si può dire in modo singolare della Beata Vergine Maria ma anche in modo generale di tutti noi e, in maniera del tutto speciale, di S. Francesco di Paola.
In lui si è realizzato – sulle orme di Cristo – in modo esemplare - di fronte agli umili e al cospetto dei potenti di turno - l’oracolo profetico di Michea che abbiamo ascoltato nella prima lettura: “Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore, suo Dio. Abiteranno sicuri, perché egli allora sarà grande fino agli estremi confini della terra” (Mi 5,3).
“Tutti i grandi sono stati piccoli” (Saint Exupéry) e noi oggi ci rechiamo in devoto pellegrinaggio con San Francesco alla povera casa di Nazaret, per assistere spiritualmente alla nascita di Maria, dell’ “Aurora della Redenzione”.
Nel suo primo vagito c’è già l’intonazione del Magnificat, nelle gambine che si muovono c’è la fretta con cui, da adolescente, prenderà la via dei monti per visitare Elisabetta; nel pianto della Bambina ci sono già l’angoscia dolorosa della spada che Simeone le annuncerà e le lacrime ai piedi della Croce.
In ogni bambino c’è già tutto l’uomo e in ogni bambina c’è già tutta la donna che verrà.
Mentre diciamo “Grazie” per la “Benedetta tra le donne” e per il grande eremita taumaturgo e fondatore dei Padri Minimi, vogliamo essere riconoscenti per il dono immenso di essere nati e di sentirci vivi: “Ti lodo, Signore, perché mi hai fatto come un prodigio” (Sal 138,14).
Fa’, o Signore, che, sull’esempio e per intercessione di Maria Santissima e di San Francesco di Paola, anche per me e per noi tutti, grazie al nostro abbandono filiale al progetto d’Amore di Dio e al nostro impegno fattivo e costante nel corrispondervi, “tutto concorra al bene”, ci renda profeti e testimoni di una speranza nuova e ci conduca alla pienezza della vita.
Amen.